La filosofia
Il diffusore dovrebbe farsi sentire il meno possibile. La musica, il più possibile.
Facciamo diffusori che raccontano la musica. È una differenza che cambia tutto: i numeri che scegliamo di dichiarare, i modelli che costruiamo, e il motivo per cui non c'è un modello migliore degli altri.
Il suono
Il cabinet deve stare zitto.
Un mobile di legno vibra, e ogni vibrazione è musica che nessuno ha suonato: arriva dopo il segnale, la sporca, e l'orecchio lo percepisce come calore o come confusione a seconda di quanto è brava la cassa.
La pietra è troppo densa e troppo pesante per farlo. Non è un rivestimento elegante messo sopra una scatola: è il modo di ottenere un cabinet che sta fermo. Quello che senti esce dai coni, e basta.
La luce
Un diffusore tace per ventitré ore al giorno.
Per quasi tutto il tempo è un oggetto muto in una stanza. La luce è ciò che gli dà una vita anche allora, e per questo non è illuminazione d'arredo aggiunta sopra: è incisa nel progetto, alimentata a parte, disegnata come si disegna un marchio.
Cambia grammatica da un modello all'altro. Su Vox Lucis è un segno — un anello e una linea, incisi nel frontale. Su Stele Lucis è una rivelazione: sale dal basamento e attraversa il marmo, mostrando che la pietra è sottile abbastanza da lasciarsi passare.
La gamma
Non è una scala. Sono modi diversi di ascoltare.
Chi scrive un listino a scaletta — buono, migliore, ottimo — sta dicendo al cliente che il modello che può permettersi è quello sbagliato. Non c'è un modello migliore. C'è quello che assomiglia di più al tuo modo di ascoltare.
Ascolto puntiforme
Stele Lucis
Cosa dà Tutto il suono nasce da un punto solo. Nessun incrocio fra due altoparlanti nel mezzo della voce umana, nessun filtro che sfasa quello che lascia passare. La scena è precisa e sta ferma: una voce viene da un posto, e resta lì.
Cosa costa Un cono da otto centimetri non scende sotto gli 81 hertz e non suona forte. Chiedergli anche il grave profondo significa fargli fare male tutte e due le cose.
Per chi è Voce, archi, pianoforte, musica da camera. Chi ascolta dentro la musica, non chi la usa come fondo.
Le due vie
Vox Lucis
Cosa dà Estensione vera in basso e la possibilità di alzare il volume senza che l'oggetto si sieda. Un'orchestra ha un pavimento, e qui c'è.
Cosa costa Un incrocio fra due sorgenti, e un filtro fra l'amplificatore e le membrane. Sono decenni che si lavora per renderlo trasparente, e non lo diventa mai del tutto.
Per chi è Sinfonica, rock, elettronica. Musica che ha un fondo, e che qualche volta va suonata forte davvero.
Le tre vie
In progetto
Cosa dà Un trasduttore dedicato al medio, e il crossover che esce dalla banda della voce — il punto in cui l'orecchio è più esigente e meno indulgente.
Cosa costa Un filtro più complesso e un oggetto più grande. Non è un modello più caro perché ha un altoparlante in più: è un terzo modo.
Per chi è Chi cerca il controllo di una via dedicata al medio, senza chiedere al progetto di essere più semplice.
Il subwoofer
Non serve a fare più basso.
Serve a togliere il basso a chi non deve farlo. Le ottave sotto gli ottanta hertz chiedono superficie ed escursione: aria da spostare, tanta. Sono richieste incompatibili con un trasduttore piccolo e coerente, e un cono che deve fare insieme il grave profondo e la voce fa male tutt'e due — si muove troppo per restare pulito dove è bravo.
Separando il grave profondo si protegge la purezza del diffusore principale, che smette di rincorrere qualcosa che non può dare. E c'è un secondo motivo, più pratico: sotto gli ottanta hertz l'orecchio quasi non localizza la sorgente. Il subwoofer si può quindi mettere dove lo vuole la stanza — che è quasi mai dove starebbe bene a vedersi.
I modelli
Adesso la domanda è un'altra.
Non quale sia il migliore, ma quale somigli a come ascolti tu.