La materia
Quattordici pietre.
Nessuna lastra uguale.
Il catalogo non è di modelli: è di pietre. Il progetto cambia — Vox Lucis, Stele Lucis — la lastra non si ripete mai.
Caricamento del catalogo…
Un caso a parte
L'onice si accende.
L'illuminazione è nel progetto fin dal primo disegno: un anello attorno al tweeter, una linea sul fianco. Su una pietra opaca la luce le scorre accanto.
L'onice è traslucido. La luce interna lo attraversa, e le venature si accendono da dentro come una vetrata. Il diffusore smette di essere un oggetto scuro in un angolo e diventa la sorgente di luce della stanza.
Richiede una calibrazione diversa dell'illuminazione e lastre sane di grande formato, che sono poche. È l'esemplare più difficile da produrre, ed è quello che vale la pena vedere di persona.
La lavorazione
Il marmo non perdona.
Il legno si può sbagliare: si stucca, si carteggia, si riprova. La pietra no. Ogni foro è definitivo, e una lastra rovinata è una lastra buttata — con la sua venatura, che non esiste da nessun'altra parte.
Per questo la sede di ogni trasduttore viene aperta, svasata e rifinita a mano, un esemplare alla volta, in un laboratorio che di pietra si occupa da molto prima che a qualcuno venisse in mente di farne un diffusore. E dove servono massa e silenzio assoluti — il Basis Gravis, e di Stele Lucis la base e il plinto — la pietra non si assembla da lastre: si ricava dal pieno, scavata da un unico blocco.








La pietra si sceglie dal vero.
I campioni fotografici servono a scegliere il carattere della pietra. Per scegliere la tua lastra, si guarda la lastra vera.